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La pasta di Carrù

Carrù

La porta delle Langhe, il paese dove si intrecciano mestieri e tradizioni, l’olio che il nonno consegnava a domicilio, il bue grasso portato in pompa magna, il bollito misto scarrellato nelle trattorie e i tajarin che vedevo fare a mano da ogni finestra di casa.

Maurizio Allemandi

Il ristorante dove sono cresciuto, il simbolo storico dell’accoglienza langarola, ma anche della passione per il buon cibo e delle tradizioni familiari. Il luogo dove mi sono sentito amato e protetto, dove era naturale che crescesse in me la passione per la pasta.

La nonna

La persona più importante della mia adolescenza. L’ammiravo ordinare i tajarin a seccare sulle canne di bambù, sbattere a mano la majonese e creare con sapienza ravioli e gnocchi in grandi quantità. È lei che mi ha trasmesso l’amore per questo mestiere.

I tajarin

La famosa pasta lunga di Langa. Disponete la farina su di una spianatoia, aggiungete le uova e impastate con pazienza per sfogliarla infine col matterello. Poi tagliate e srotolate i tajarin come capelli d’angelo. Sono il sapore e il saper fare della nostra terra.

Le uova

Essenziali per dare ai tajarin la magia di un impasto tenace ed elastico insieme. Adoro quando la pasta riesce a trattenere i sughi, per cui col tempo mi sono dedicato con le trafile di bronzo anche ai formati di sola semola, essiccati con calma a bassa temperatura.

Il Bue grasso

Il simbolo della razza bovina piemontese, festeggiato dalla fiera di Carrù da 5 secoli. Un buon primo di tajarin reclama un ragù e un secondo piatto di qualità: ecco allora una carne apprezzata in tutto il mondo che da oggi omaggiamo anche con le nostre confezioni.

Il sole

Il dono primo del cielo, che inonda e colora i campi di grano e da cui oggi ricaviamo l’energia per lavorare la pasta. Se l’arte di impastare è antica come il mondo, è naturale tornare ad una forma di energia primitiva che ci fa sentire di nuovo in pace con la natura.